Strict Standards: Declaration of JParameter::loadSetupFile() should be compatible with JRegistry::loadSetupFile() in /web/htdocs/www.acquarossa.org/home/libraries/joomla/html/parameter.php on line 512

Acquarossa è il nome odierno, suggerito dalla vicina sorgente di acqua ferruginosa (già conosciuta come l'Acqua rossa), attribuito dagli archeologi a un abitato etrusco che risale almeno alla metà del VII secolo a. C. e che fu distrutto, probabilmente da un terremoto, intorno al 550 a.C.. La particolarit`e l'importanza del Il sito di Acquarossa è che si tratta di un abitato e non di una necropoli.

Il sito è stato scavato dall’Istituto Svedese di Studi Classici a Roma e dalle università svedesi di Göteborg, Lund, Stoccolma e Uppsala, in collaborazione con la Soprintendenza per l’Etruria Meridionale e con l'entusiastica partecipazione, durata diversi anni, dell’allora Re svedese Gustavo VI Adolfo.

Gli scavi di Acquarossa si svolsero in campagne di lunga durata della seconda parte degli anni ’60 e della prima parte degli anni ’70 e, in seguito, saltuariamente e su scala  ridotta. Le indagini sul pianoro furono condotte aprendo una serie di trincee di scavo, ampliate poi in settori (contraddistinti da lettere) nei punti più interessanti.

Il materiale rinvenuto indica un’occupazione  sparsa dell’area precedente alle presente etrusche: infatti in un settore (zona K) sono emersi resti  di capanne della fase finale dell’Età del Ferro e frammenti di vasellame dello stesso periodo sono stati ritrovati anche in altre aree.

L’elemento più importante dell’insediamento è costituito da una serie di edifici etruschi, di forma prevalentemente quadrangolare, databili dalla metà del VII secolo a.C. 625 al 550 a.C., disseminati sull’intero pianoro, pur non occupandone tutti gli spazi. Dal 625 in poi le case erano coperte da tetti di tegole. Sono stati rinvenuti muri, i tetti crollati e, sotto di essi, ceramica ridotta in pezzi sotto il peso dei tetti.
Questi edifici e i tetti, con la loro decorazione, dipinta e a rilievo, ci restituiscono un secolo di storia dell'architettura etrusca.

Nel periodo in questione Acquarossa contava numerosi abitanti, e aveva l’aspetto di una vera città, pur non essendo tra le più grandi. 

Intorno ad Acquarossa si trovano alcune necropoli. Quella di Campo dei Pozzi, a sud dell'abitato, Campo risale allo stesso periodo dell'abitato stesso.  

Dopo la distruzione dell’abitato, il sito appare abbandonato per lungo tempo, prima di una nuova occupazione in epoca romana: resti architettonici sono presenti sporadicamente e sono riferibili alle fondazioni di una villa e a un tratto di acquedotto sotterraneo.

Ai grandi scavi seguirono indagini meno estese, studi nei depositi e pubblicazione delle ricerche e scoperte, per la maggior parte esposte nel Museo Nazionale Etrusco Rocca Albornoz, a Viterbo, insieme a ricostruzioni parziali in scala 1:1 degli edifici e di loro elementi.

Il sito archeologico di Acquarossa, in Strada Pian del Cerro, si raggiunge

1. Da Viterbo: strada Teverina, in direzione Ferento.
2. Dalla superstrada Viterbo-Orte: allo svincolo Bagnaia Montefiascone, immettersi su Strada Pian del Cerro, a sinistra.

mappa google

google satellite

 

Gli scavi archeologici costituiscono parte importante dell'attività dell'Istituto Svedese di Studi Classici a Roma. I siti di San Giovenale, Luni sul Mignone, Blera e Acquarossa nell'Etruria Meridionale interna, sono stati oggetto di indagini archeologiche e ricerche a cui hanno preso parte studiosi delle università svedesi di Göteborg, Lund, Stoccolma e Uppsala. Il Re Gustavo VI Adolfo (1882-1973) partecipò regolarmente alle campagne di scavo, sostenendo con entusiasmo i progetti.

Leggi tutto...

 

 

Le proprietà dell'Acqua rossa

Della sorgente fa menzione Feliciano Bussi nella sua Istoria della città di Viterbo, di cui soltanto la prima parte fu pubblicata nel 1742. Bussi cita in proposito alcuni versi di Giovan Battista Almadiani (1450-1521), umanista e protonotaro apostolico di Leone X.

scansione testo di Bussi

Le proprietà dell'acqua rossa, o acetosa, sono diffusamente descritte, nel 1596, dal medico Viterbese Cesare Crivellati nel Trattato de bagni di Viterbo, "nel quale si trattano le qualità, & il valore di essi. Il modo di vsarli, la regola del viuere, et alcuni dubbij curiosi intorno à tal materia. Aggiuntoui dall'istesso vna questione, doue si cerca se sia buono nelle infirmità vsare molti medicamenti..."

scansione testo Crivellati